How to Suck on Google+

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Ovviamente non dovremmo stare lì a spiegare cosa sia Google+, perchè se non lo sapete non dovreste neanche leggerci, tuttavia lo diremo lo stesso: non è un social network, bensì è la persona, l’avatar, il vero second life o, per tornare agli anni ‘00, G+ altro non è che la nostra identità su Internet.
La Translucent Generation del caro Krupp che si avvera.

Evviva, olè, trenino-disco-samba, una carezza ai pupi, e adesso torniamo a noi, perchè quello di cui si parla in questo post è una cosa serissima: How to suck on Google+, ossia regole certificate per fare le figure da cioccolatai sulla novità geek, chic e shock del momento.

Parte I, ossia dell’utilizzare G+ come quell’altro social network lì, com’è che si chiama… ma sì, dai, mi avete capito…

- Non cercate di spiare le info e le attività dei vostri contatti, è inutile: le avete viste quelle ragazze con dei bei completi di lino che sembrano trasparenti, e sembra di veder tutto? Ecco, sembra appunto, senonché tutto quello che vedete è pura sagoma: G+ offre ai propri utenti la possibilità di customizzare le info da lasciare in bella mostra fino all’ultima virgola, con un sistema semplice ed ingegnoso, o ingegnoso perchè semplice.

In cosa consiste questo sistema? Semplicemente G+ offre possibilità di editare ogni contenuto inserito, dalle info, ai post, ai video, in ogni momento e in maniera verticale, permettendo all’utente una segmentazione del proprio profilo che rasenta la perfezione (goodbye, linkedin?). E qualora aveste di dubbi su come “ci vedono gli altri” (non c’entra la paranoia), c’è un simpatico bottoncino apposta nella home del profilo che si chiama eloquentemente “view profile as…”: inserendo un soggetto qualsiasi, o addirittura l’intero web, lo strumento ci consente di fare un check delle cose che mostriamo o vogliamo mostrare e NON vorremmo mostrare, e, naturalmente, a check finito si può editare ogni parametro, ogni setting. G+, ci scommettiamo, ci metterà un pò a diventare elemento scatenante nelle cause divorzistiche. Anzi, pensandoci meglio, goodbye, gleeden?

- G+ introduce i sistemi logici ad insiemi e li chiama, giustamente, Circles. Se io ho N contatti, è giusto e saggio suddividerli nei suddetti cerchi. Se qualcuno di noi si è mai sentito  molestato dal flusso di feed continuo di quell’altro social medium, quello che non ricordo come si chiami, ma tanto avrete capito, di cose che non vogliamo leggere, di status di persone interessanti quanto un’unghia incarnita, dei giochilli malefici e quant’altro, ebbene, se vi siete sentiti disturbati vi prego, non postate le foto dell’ultimo toga party finito in questura nello stream pubblico, in modo che i vostri capi, parenti, coniugi possano vedere quanto siete belli dopo 14 negroni Negroni. Se lo fate, beh, potreste legittimamente essere rimossi dai suddetti cerchi dei vostri contatti, e nessuno vi leggerebbe mai più. Siete pronti a una tale conseguenza? Giammai? Segmentate il vostro pubblico allora!

Parte II, ossia dell’utilizzare G+ come twitter

- Bello il mainstream, eh? figo essere retwittati, menzionati, wow… ecco, quello è twitter.
In effetti si è sempre detto che non è bello essere seguiti e non seguire, a nostra volta, chi legge i nostri tweets. Vale anche anche su G+? Direi di no. Sempre ritornando ai Circles di cui sopra, avrete notato come, da default, ci venga suggerito un cerchio apposito per i “following”.
Certo, se Larry Page decidesse di inglobarmi in uno qualunque dei suoi cerchi (hot chicks, ad esempio? :) ) non potrei di certo lamentarmene. Pretenderlo? Suvvia.

- Dimentichiamoci i Twitter trending topics, e prepariamoci ad una experience attraverso la quale si possa fruire, creare o dire più di 200 item intelligenti l’anno. Oh, e gli argomenti li decidiamo noi. Non la community. Il che avrebbe i suoi pro e contro, ma per fortuna abbiamo i cerchi che ci proteggono da ciò che non vorremmo mai leggere, se esistesse qualcosa del genere per qualcuno di noi.

Per concludere, Google+ è uno strumento dall’interfaccia sapientemente user friendly, conta al momento una community risicata ma di sostanza, che cresce esponenzialmente. Nessuno, a parte noi, potrà trasformare quest’esperienza in qualcosa di anche lontanamente molesto, a meno che noi non lo settiamo all’occorrenza. Per chi scrive, quel plus, quel valore aggiunto, siamo proprio noi user, ai quali per la prima volta viene data la possibilità di modellare uno strumento a seconda dei propri gusti, esigenze, umori, senza il bisogno di un dialogo a notte fonda in HTML…
Google? It’s REALLY gettin’ better. Thank you.


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